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Mangiare messicano a Milano, Roma e Torino: chi lo è davvero e chi si dichiara tex-mex
Ristoranti

Mangiare messicano a Milano, Roma e Torino: chi lo è davvero e chi si dichiara tex-mex

24 set 202611 min di lettura(Aggiornato: 29 set 2026)

Abbiamo aperto i siti uno per uno. Chi si definisce messicano, chi si definisce tex-mex, chi fa la tortilla col nixtamal e quali catene «messicane» sono di un gruppo italiano.

Abbiamo aperto, uno per uno, i siti dei ristoranti messicani di Milano, Roma e Torino. Non per fare una classifica — non abbiamo mangiato ovunque e non ci mettiamo a dare voti — ma per rispondere a una domanda che nessuna app di recensioni risponde: chi si dichiara che cosa.

Perché la scoperta principale è questa: buona parte dei locali «messicani» italiani non si definisce messicana affatto. Lo dicono loro, sui loro siti, e quasi nessuno li legge.

La cosa più utile di tutto l'articolo: il tex-mex lo dichiarano da soli

Non c'è bisogno di indagare. Basta leggere la home.

LocaleCome si definisce, testualmente
Maybu (Roma, Torino)«un fast food di qualità dove la vera tradizione messicana incontra quella degli Stati Uniti in una fusion Tex-Mex»
Taco Bang (Torino, Rivoli)«ESPLODI DI GUSTO. IL TEX-MEX CHE FA IL BANG»
Tacos Locos (Torino)«I piatti serviti sono in stile TEX/MEX»
Tijuana Cafè 2.0 (Milano)«Il Ristorante Tex-Mex Tijuana Cafè 2.0…»
La Piedra del Sol (Milano)«ricette della cucina messicana, ma non mancano influenze Tex-Mex… e del bacino delle isole Caraibiche»

Questo non è un difetto. Il tex-mex è una cucina con una sua storia, e un burrito fatto bene è una buona cena. Ma se cercate la cucina messicana regionale, questi locali vi stanno già dicendo, gentilmente, che non è quello che fanno.

Aggiungiamo un caso a parte: Mamasita, a Torino, si intitola da sé «Ottimo Ristorante Argentino/messicano» e rotola l'insegna come «MEXICAN / espaÑol / Argentinos». Tre cucine dichiarate. Anche La Parrilla Mexicana di Milano si presenta come «Ristorante messicano e argentino», con carne «selezionata direttamente dall'Argentina».

Le due catene «messicane» più diffuse d'Italia sono di un gruppo italiano

Questo è il dato che sorprende di più, ed è verificabile in trenta secondi guardando il piè di pagina.

Billy Tacos dichiara sul proprio sito: «È un marchio di Chef Express S.p.A», sede legale in Via Modena 53, Castelvetro di Modena, P.IVA 00876120213. Calavera riporta nel proprio piè di pagina la stessissima società e la stessa partita IVA. Sono la stessa azienda.

E quell'azienda è italiana: sul sito di Chef Express compare il logo del gruppo Cremonini, e fra i suoi marchi c'è anche Roadhouse.

Le dimensioni sono molto più grandi di quanto si creda: il localizzatore di Billy Tacos restituisce 69 sedi in tutta Italia, e la pagina delle sedi di Calavera, contandole noi una per una, ne elenca 27.

E il prodotto di punta di Billy Tacos non è messicano nemmeno di nome. La loro home vende «Wrap, Burrito e French a un prezzo pazzesco», e la categoria si chiama FRENCH TACOS: è fast food francese, non messicano.

Di nuovo: non è un'accusa. È un'informazione. Se entrate in una di queste insegne aspettandovi una taqueria, l'equivoco è vostro solo finché non ve lo diciamo.

Milano

Il quadro generale non è lusinghiero, e lo dice la critica italiana. Una miniguida del Gambero Rosso del 9 giugno 2026 apre con questa frase: «Un fine dining messicano a Milano non esiste ancora e si sente». Lo stesso pezzo registra una chiusura: Besame Mucho, che aveva tentato l'alta cucina regionale a Porta Nuova.

Santo Taco è il caso più interessante di Milano, e per una ragione tecnica. Secondo il Gambero Rosso, «Le tortillas nascono da mais biologico umbro prodotto dalla famiglia Becker, emigrata dal Messico e ora proprietaria di un laboratorio in Umbria, con il metodo nixtamal». È l'unico locale milanese di cui abbiamo trovato una filiera del nixtamal tracciata, e porta al produttore umbro di cui parliamo nell'articolo sulle tortillerie italiane. In cucina, sempre secondo la stessa fonte, Luis Gutierrez e Carolina Ochoa. Indirizzo riportato: Via Luigi Sabatelli 1. Avvertenza: Santo Taco non ha un sito proprio che abbiamo potuto aprire. Tutto quello che avete appena letto è stampa, non fonte primaria.

Chihuahua Tacos, in Viale Col di Lana 1 (Darsena), ha sito proprio e si presenta così: «SIAMO UN AUTENTICO MEXICAN BAR IN CENTRO A MILANO. PURO STREET FOOD ARTIGIANALE MESSICANO PREPARATO GIORNALMENTE», marchio registrato dal 2019. Il Gambero Rosso aggiunge tortillas di mais biologico e un bancone con oltre trenta referenze di tequila, mezcal, raicilla, bacanora e sotol. ⚠️ Attenzione al dominio: il loro sito è chihuahuatacos.com; il .it non esiste.

MEZCA, Corso Sempione 7, ha una sezione di carta intitolata taqueria oltre a entradas, crudos e platos fuertes, e un tequila bar. Ne parliamo più a fondo nell'articolo dedicato all'agave.

La Piedra del Sol, Via Cornalia 2, rivendica sul proprio sito di essere «El primero restaurante Mexicano en Italia». È una autoaffermazione che non abbiamo potuto verificare in nessuna fonte indipendente, e la riportiamo come tale.

El Galactico, a Gorla, è nato food truck nel 2017 ed è diventato locale fisso nel 2023; la specialità dichiarata dalla stampa sono «tacos di lingua, diaframma, guancia e altri tagli poco frequentati dalla ristorazione italiana». Senza sito proprio.

Due locali il cui sito è caduto ma che sono vivissimi. Questo è il punto in cui quasi tutte le guide online sbagliano:

  • Sol y Luna: il dominio solylunamexicangrill.com reindirizza a un sito di golf club senza alcun rapporto. È un dominio dirottato, registrato nel 2021 tramite un registrar estero. Il ristorante però esiste e lavora: profilo Instagram attivo con 11.000 follower e oltre mille pubblicazioni, cene con spettacolo dal lunedì al sabato. Indirizzo secondo directory: Viale Francesco Restelli 6 — non verificato in fonte propria.
  • Barragán, Via Ascanio Sforza 51 (Navigli): il dominio è scaduto l'11 settembre 2026 e mostra la pagina di sospensione dell'hosting. Il locale è attivo, con 5.000 follower e bio «Mexican Comfort Food & Drinks». L'apertura nell'ottobre 2023 è riportata dalla stampa locale, non dal sito.

Papas and Beer: il dominio papasandbeer.it non risolve più ed è tornato libero. Il locale compare ancora negli aggregatori, ma non abbiamo trovato nessuna conferma di chiusura: dominio morto con certezza, locale senza conferma. Non lo diamo per chiuso.

Roma

Roma ha la storia umana meglio documentata di tutte e tre le città, e non è un caso di marketing: sta scritta sul sito del ristorante.

La Cucaracha — Via Mocenigo 10, Prati. La titolare e chef è Diana Beltrán, «nata ad Acapulco, sulla costa del Pacifico messicano», arrivata in Italia a diciotto anni. Il suo sito documenta: catering per privati e istituzioni, ambasciate comprese; corsi di cucina; un libro, Messico (Gribaudo, 2013); e due righe che valgono l'intera pagina — «Ha servito le sue creazioni culinarie perfino al Papa emerito Benedetto XVI» e, ogni dicembre, cucina in Vaticano per i visitatori del presepe. ⚠️ Contraddizione di indirizzo, dichiarata: il suo sito scrive Via Mocenigo 10; OpenStreetMap e i nostri dati precedenti dicono 10a. Prevale il sito del ristorante. ⚠️ Nota tecnica: il loro sito risponde con un errore ai lettori automatici ma si apre benissimo da browser. È un filtro anti-bot, non un sito morto — e se una guida ve lo dà per chiuso, è per questo.

El Tiburon — Via Malta 12, Corso Trieste. È il secondo locale di Diana Beltrán, aperto con il figlio: «Dopo 20 anni di esperienza, ho deciso di iniziare una nuova avventura con mio figlio Gianluca: è così che è nato El Tiburon!». Una seconda sede attribuita dalla stampa a Largo della Sapienza non è confermata dal loro sito.

El Jalapeño — Via Aurelia 483, Box 64, Mercato Irnerio. Si definisce da sé «Taqueria, laboratorio di cucina messicana, catering». Chef Lina Jiménez. La carta nomina piatti per nome proprio: tacos al pastor con trompo, tacos de bistec, de cochinita, tamales, gringa de barbacoa, chicharrones, rosca de reyes — con le spiegazioni culturali annesse. È anche una bottega: ne parliamo nell'articolo sui negozi.

Casa Sánchez — Via Catanzaro 6b. Dettaglio operativo che vale più di mille aggettivi: le prenotazioni si fanno solo per telefono, dalle 16:00 alle 18:00.

La Punta Expendio de Agave — Via di Santa Cecilia 8, Trastevere. È un'agaveria, non un ristorante messicano classico: ne parliamo nell'articolo sul mezcal. ⚠️ Occhio al dominio: lapunta.it è un produttore di cablaggi per auto in provincia di Modena. Nessun rapporto.

Bistro by Linda — il dominio risponde, ma il contenuto è una pagina modello mai compilata, ancora in lorem ipsum: nessun indirizzo, nessuna carta, nessun telefono. L'indirizzo che circola viene solo da OpenStreetMap. Non siamo in grado di confermare che il locale esista oggi, e non lo elenchiamo come aperto.

Torino

La correzione più grossa di tutta la nostra ricerca riguarda Torino.

el Beso, Via Bernardino Galliari 22, San Salvario, risultava chiuso nei nostri appunti. Non lo è. I domini «ovvi» sono liberi — di qui l'equivoco — ma il locale ha un sito attivo su una piattaforma di ristorazione, con recensioni datate settembre 2026, e pubblica orari regolari. La sua storia, testuale: «nato a Città del Messico nel 2010, oggi vive a San Salvario», dall'unione di Andrea Angiono, torinese, e Maria Antonieta Girón Caballero, messicana.

E non solo è aperto: nel 2026 gli stessi titolari hanno aperto un secondo locale, La Taqueria de El Beso, in Piazza Madama Cristina 3A, dedicata allo street food — tacos al pastor, cochinita, quesabirria. È l'apertura messicana più rilevante di Torino di quest'anno. (Fonte: stampa torinese e nazionale; il nuovo locale non ha ancora un sito proprio.) Sul loro sito parlano di «tortillas preparate con cura»: non dicono di nixtamalizzare, e noi non glielo attribuiamo.

Annita Taqueria — Corso Bolzano 10. È l'unico locale delle tre città che, sul proprio sito, articola la cucina messicana per regioni: «il pescado frito, caratteristico della Baja California; la Cochinita Pibil, ricetta Maya nata nelle foreste dello Yucatan; la carne asada allo stile di Sonora». Si dichiara «TAQUERIA ARTESANAL» e «TODO ES HECHO A MANO», con lavorazione quotidiana degli ingredienti. Anche qui la precisione conta: dicono «tutto a mano», non «nixtamalizziamo». Sono due affermazioni diverse.

Revolucion — Corso Casale 194/b. Rivendica tre cose forti, tutte parole loro: «L'unico ristorante a gestione messicana a Torino da ormai 30 anni», «Il più fornito Agave Bar di Torino! Tequila e Mezcal nella loro forma migliore», e tacos «cucinati dalle cuoche di Colima». Dichiara anche certificazione AIC per celiaci. ⚠️ Le prime due sono autoaffermazioni commerciali, non verificate — e la prima confligge con gli altri locali della stessa città: el Beso ha una titolare messicana, e Tacos Locos si dichiara nato «da una Italo-messicana nel novembre del '94». Riportiamo il claim e il conflitto, senza arbitrare.

Tacos Locos — Corso Casale 296 (sì, la stessa via di Revolucion, poche centinaia di metri più in là). Nato nel novembre 1994 per mano di Cinzia, italo-messicana. Si dichiara tex-mex, come visto sopra.

Taco Bang — quattro locali, tre a Torino (Cit Turin, San Salvario, Crocetta) e uno a Rivoli. ⚠️ Due correzioni: il dominio corretto ha un trattino; il dominio senza trattino è un sito vuoto registrato nel 2025 che risponde con un errore, e OpenStreetMap lo attribuisce erroneamente a loro. E il civico di San Salvario: il loro sito dice 76, OpenStreetMap e i portali di recensioni dicono 95. Prevale il sito.

Comida Corrida — Via Bernardino Galliari 10bis, a pochi metri da el Beso. Non ha sito. Tutto quello che si sa viene da terzi, quindi noi non confermiamo né orari né carta.

Mamasita — Corso Carlo e Nello Rosselli 1. ⚠️ Il dominio intuitivo appartiene a un chiosco di succhi sulla costa toscana: non è questo locale.

Tre cose da sapere prima di fidarvi di qualunque elenco, incluso il nostro

1. Il nome del ristorante non predice il suo dominio. Fra i locali di questo articolo, quattro domini «ovvi» appartengono a qualcun altro o a nessuno: uno è un produttore di cablaggi per auto, uno un chiosco di succhi in Toscana, uno un sito vuoto registrato l'anno scorso, uno non è mai stato del ristorante. Non cliccate un indirizzo che non avete aperto.

2. Sito caduto ≠ ristorante chiuso. Due dei locali più vivi di Milano hanno il dominio dirottato o scaduto. E almeno un ristorante di Roma risponde con un errore ai lettori automatici pur essendo perfettamente aperto. Le guide che si aggiornano da sole li danno per morti.

3. Le mappe collaborative sbagliano cucina. Nei dati aperti risultano etichettati come messicani dei locali che non lo sono, e basta leggere i loro siti per accorgersene: Old Wild West si presenta come «Burger Steakhouse» e mette il messicano solo fra le voci di menù, come «specialità tex mex»; Roadhouse si presenta come steakhouse alla griglia e sul suo sito non c'è nessun riferimento alla cucina messicana. Nello stesso elenco finiscono una catena di poke e — questo l'abbiamo trovato noi — una caffetteria romana classificata contemporaneamente come sushi e messicana. Se un locale vi sorprende in una mappa, verificatelo prima di andarci.

E i prezzi?

Non li pubblichiamo. Cambiano, e un prezzo senza data è peggio di nessun prezzo. Diversi di questi locali pubblicano la carta sul proprio sito: è lì che va guardata, il giorno in cui prenotate.

Edmond Bojalil
Edmond Bojalil

Fondatore, Recetas Mexas

Messicano di Puebla, informatico e appassionato di cucina. Autore di oltre 1.250 ricette messicane autentiche adattate alle cucine di tutto il mondo. Vive a Madrid dal 2018.

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