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Pápalo: erba aromatica poblana

Edmond Bojalil

Edmond Bojalil · Fundador, Recetas Mexas

Actualizado: 12 ago 2026

Pápalo: erba aromatica poblana

Che cos'è?

Il pápalo (Porophyllum macrocephalum), chiamato anche papaloquelite, è un'erba aromatica nativa dell'altopiano messicano della famiglia Asteraceae, le cui foglie tonde e verdi si consumano fresche come condimento. Ha un aroma penetrante e caratteristico che ricorda il coriandolo forte mescolato a ruta e rucola. Cresce spontaneo e si coltiva a Puebla, Tlaxcala, Morelos, Oaxaca e nel centro del Messico, con raccolta principale tra maggio e ottobre. È essenziale nella cucina poblana, dove corona la cemita, i tlacoyos, le memelas, i tacos placeros e le zuppe contadine. A differenza del coriandolo, non si cuoce mai: si consuma crudo al momento di servire per preservarne l'aroma. Il suo nome deriva dal náhuatl 'papalotl' (farfalla), per la forma delle sue foglie che ricordano delle ali. È uno degli aromi più identitari della cucina poblana e tlaxcalteca contemporanea.

Origine e storia

Il pápalo ha origine preispanica e faceva parte dei quelites tradizionali dei popoli dell'altopiano messicano. Fray Bernardino de Sahagún registrò diversi quelites nel Codice Fiorentino, incluse piante affini ai Porophyllum. Il suo nome náhuatl 'papaloquilitl' significa 'erba farfalla'. I nahua, i tlaxcaltechi e i mixtechi lo consumavano come condimento fresco e pianta medicinale. La CONABIO documenta il Porophyllum macrocephalum come pianta spontanea e semicoltivata nel centro del Messico. Il Larousse Cocina lo registra come erba aromatica emblematica della cucina poblana. Il suo uso ininterrotto dai tempi preispanici lo rende un'eredità viva della cucina centrale messicana. Durante la colonia si integrò naturalmente nel ricettario meticcio: la cemita poblana, panino di tradizione libanese-poblana, incorporò le foglie fresche di pápalo come contrasto aromatico imprescindibile. La preservazione del suo consumo mantiene una connessione diretta con la cucina milpera preispanica dell'altopiano.

Ingredienti caratteristici

Il pápalo è una pianta erbacea annuale alta fino a 1,5 metri, con fusti cavi cilindrici, foglie alterne tonde od oblunghe con ghiandole oleifere visibili, e piccoli capolini floreali tubolari con fiori violacei. Cresce in terreni disturbati, milpas, orti e bordi delle strade dell'altopiano centrale messicano. Le sue foglie contengono oli essenziali ricchi di tagetone, mircene, limonene e altri terpeni volatili responsabili del suo aroma penetrante. Apporta vitamina C, vitamina A, ferro, calcio e antiossidanti. Si consuma sempre crudo, in foglie intere aggiunte alla fine come ingrediente fresco. Le foglie si vendono a mazzetti nei mercati poblani e tlaxcaltechi durante la stagione (da maggio a ottobre), e vanno consumate fresche perché perdono l'aroma rapidamente. Si conservano alcuni giorni in acqua come un mazzo oppure avvolte in carta umida in frigorifero. Esistono altre specie imparentate del genere Porophyllum: il papaloquelite (P. ruderale subsp. macrocephalum, praticamente identico) e la pipicha (P. tagetoides) con foglie più strette e aroma più delicato. Nei mercati i nomi si scambiano di frequente.

Significato culturale

Il pápalo è uno dei simboli vivi della cucina poblana e tlaxcalteca. Definisce l'aroma della cemita poblana, panino emblematico preparato con pane al sesamo, cotoletta di manzo o pollo, formaggio Oaxaca o quesillo, chipotle in adobo, avocado e sempre coronato con foglie fresche di pápalo. Compare anche in tlacoyos, memelas, tacos placeros, tostadas e brodi contadini. Il suo consumo fresco alla fine del piatto è una caratteristica culinaria distintiva. La SADER e la CONABIO promuovono i quelites messicani come strategia di sicurezza alimentare e recupero della biodiversità. Fa parte della cucina tradizionale messicana dichiarata Patrimonio Immateriale dell'Umanità dall'UNESCO nel 2010, in particolare nella sua espressione poblana. La sua commercializzazione a mazzetti da parte di donne contadine in mercati come quello di San Francisco a Puebla, i mercati di Cholula e i tianguis di Tlaxcala sostiene economie familiari. È un'erba che conserva un forte radicamento regionale, il che la rende un marcatore culturale immediato per i poblani all'estero.

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Domande frequenti

Qual è la differenza tra pápalo e coriandolo?
Sebbene alcuni chiamino il pápalo 'coriandolo a pallina', sono piante distinte. Il coriandolo (Coriandrum sativum) appartiene alla famiglia Apiaceae, con foglie fini e piumose e aroma agrumato-erbaceo. Il pápalo (Porophyllum macrocephalum) appartiene alla famiglia Asteraceae, con foglie tonde più spesse e aroma molto più intenso, una miscela di coriandolo forte e ruta. Il pápalo non si cuoce mai; il coriandolo si usa fresco e cotto.
Che sapore ha il pápalo?
Ha un sapore erbaceo molto intenso e aromatico, simile a un coriandolo molto più forte con note di ruta, rucola e un retrogusto leggermente medicinale. Il suo carattere è polarizzante: conquista alcuni e risulta aspro ad altri. Apporta freschezza e contrappunto ad alimenti ricchi di grasso e proteine, il che spiega il suo successo in cemitas, tacos e tlacoyos con carne e formaggio fuso.
Come si usa il pápalo?
Sempre crudo, aggiunto al momento di mangiare: le foglie intere coronano cemitas, tlacoyos, memelas, tacos placeros, tostadas e si servono a lato dei brodi contadini. Non si cuoce né si bolle mai perché perde immediatamente il suo aroma. I mazzetti freschi si vendono nei mercati poblani e si conservano in acqua o refrigerati avvolti in carta umida. Bastano 3-5 foglie per porzione.
Da dove è originario il pápalo?
È originario dell'altopiano messicano, in particolare Puebla, Tlaxcala, Morelos, Stato del Messico e Oaxaca. Il suo nome náhuatl 'papaloquilitl' significa 'erba farfalla' per la forma delle sue foglie. Sahagún documentò i quelites nel Codice Fiorentino. Oggi si coltiva e si raccoglie nei mercati poblani e tlaxcaltechi, dove rimane come erba aromatica essenziale della cucina regionale sin dai tempi preispanici.

Fonti consultate

Edmond Bojalil
Edmond Bojalil

Fondatore, Recetas Mexas

Messicano di Puebla, informatico e appassionato di cucina. Autore di oltre 1.000 ricette messicane autentiche adattate alle cucine di tutto il mondo. Vive a Madrid dal 2018.

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